il vicario
"Un testo teatrale deve essere breve e aggressivo come una dichiarazione
di guerra".
Queste le parole che Hochhuth ci ha rivolto quando siamo andati a
trovarlo nella sua casa di Berlino, e ha accettato l'invito a venire
in Italia per parlare di un testo qui da noi pressoché sconosciuto.
Un testo che in Germania ha venduto un milione di copie e viene letto
nelle scuole.
Un'opera che ha sollevato aspre e mai sopite polemiche, che hanno
costretto la Chiesa ad aprire gli archivi vaticani e a fare luce sull'atteggiamento
di Pio XII nei confronti dell'eccidio ebraico.
2 divise, 2 uomini
La storia, i suoi orrori, il silenzio e la responsabilità.
Un soldato tedesco e un prete italiano, s'incontrano nel teatro
della storia. Di fronte alle atrocità del lager, scoprono
tutta l'ipocrisia delle loro esistenze, la follia del mondo. Così
intraprendono la missione di portare al Papa notizia dell'olocausto.
Spogliandosi dalle loro divise, scoprono che è possibile
essere uomini, soltanto accettando le proprie responsabilità.
Nonostante questa dolorosa acquisizione, la Chiesa rimarrà
muta davanti al sacrificio degli innocenti.
il progetto
che ha preso spunto dal testo di Hochhuth, si articola in due momenti.
Accanto alla lettura scenica, due incontri che diventano occasione
di confronto, con l'autore e con le testimonianze della storia.
La nostra è una mise en espace delle scene più significative
del testo. Le parole vengono offerte nella loro nudità, invito
alla riflessione sulle conseguenze del silenzio. Assumersi la responsabilità
del proprio tempo. Scegliere: silenzio o grido.
il gruppo di lavoro
si è formato grazie a una lunga collaborazione con il regista
Antonio Latella, affrontando autori quali Genet, Pasolini, Shakespeare
e Marlowe.
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